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Stanley
Kubrick – 1968
2001:
Odissea nello spazio
di
Giulietta Campari e Giulia Dipersia
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Questo film è un'opera di fantascienza?
Solo per facile attribuzione di genere.
In realtà
è un'opera di grande spessore filosofico, ma anche di respiro epico,
costruita com'è sugli archetipi del mito classico e della cultura
ebraica: Odissea e Bibbia.
Perché il genere fantascienza?
La fantascienza è un genere letterario e
cinematografico per forma e contenuto congeniale al cinema, che unisce il
mito (cfr. la fantasia vichiana) alla scienza.
Il film si proietta non solo nel futuro, ma anche
nel passato e svolge una riflessione
sulla categoria tempo rispetto all'evoluzione dell'intelligenza e del
pensiero dell'uomo. Partendo
dai primati, attraverso l'evoluzione umana, si arriva all'intelligenza /
cervello artificiale del computer.
Ma chi preordina l'evoluzione dell’uomo?
Un'intelligenza superiore extraterrestre (Dio? Alieni?) di cui il monolito
è simbolo. Si tratta comunque di interrogativi con molteplici risposte.
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| Si
propongono qui tre diversi modi di raccontare il film. |
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Trama
1
L’alba
dell’uomo. Nelle desolate pianure dell’Africa Centrale, un milione di
anni fa, una debole tribù di ominidi pre-homo sapiens lotta per non
estinguersi vittima della fame e dei predatori. Ma un giorno dallo Spazio
giunge un visitatore, un messaggero, nelle sembianze di un imponente,
ieratico monolito. Il
misterioso visitatore sconvolge la vita degli uomini scimmia, insegna loro
l’uso degli utensili, delle armi, accelera in qualche modo la loro (la
nostra) evoluzione.
L’alba del terzo millennio cristiano. Durante
ricerche geologiche in un cratere lunare, esploratori terrestri portano
alla luce un manufatto alieno che si presenta ai loro occhi come un
misterioso monolito nero. Il dottor Heywood Floyd, eminente scienziato,
parte per la luna per risolvere l’enigma e scopre che l’oggetto alieno
è una sorta di sentinella, posta a guardia dell’umanità da millenni (cfr.
il titolo del racconto di Arthur C. Clarke da cui il film è tratto:
“The Sentinel”). Una volta toccato da mani terrestri, il monolito
“si attiva” e, secondo un programma stabilito da suoi misteriosi
costruttori, lancia un segnale-radio verso Giove.
Anno
2001. L’astronave “Discovery”, con a bordo un equipaggio ibernato e
guidata da un computer senziente, HAL 9000, è diretta verso il pianeta
Giove. Scopo della missione: ricercare il destinatario del messaggio
spedito dal monolito lunare. Durante il lungo viaggio, però, accade
l’imprevisto: HAL si rivela incomprensibilmente folle e letale. Uno dopo
l’altro, uccide tutti i membri dell’equipaggio, finché non viene
disattivato in modo rocambolesco dall’astronauta Dave Bowman.
Questi, unico sopravvissuto, riesce ugualmente in
qualche modo a raggiungere Giove. Qui egli scopre un nuovo monolito e,
mentre lo sta esaminando, ne viene catturato. In un finale fantasmagorico
ed onirico, l’astronauta viene sottoposto dalla “sentinella” aliena
ad un’evoluzione accelerata che lo porta a “rinascere” come un Uomo
Nuovo, come capostipite di una nuova specie.
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Trama
2
Alle origini dell’evoluzione umana, quando le
scimmie dominano il pianeta, un misterioso monolito compare sulla Terra.
La sua presenza coincide con l’inizio dell’intelligenza dei primati,
che cominciano a comprendere di poter usare le ossa degli animali uccisi
come prolungamenti delle loro braccia.  Poi,
con un geniale montaggio ellittico che trasforma un osso scagliato in aria
in un’astronave, si passa all’anno 2001. Sulla luna, in prossimità
del cratere Tycho, è stato trovato un monolito la cui esistenza è tenuta
segreta. Il monolito lancia un segnale in direzione del pianeta Giove,
verso cui l’astronave Discovery si dirige diciotto mesi dopo, con a
bordo i due astronauti Frank e David, tre ricercatori ibernati e il
computer Hal 9000, che è in grado di controllare tutti i sistemi
dell’astronave e di dialogare con gli uomini. L’infallibile computer
segnala il guasto di un pezzo dell’astronave, ma, dopo numerosi
controlli, esso risulta perfettamente funzionante. I due astronauti
debbono riconoscere che Hal ha sbagliato e decidono di disattivarlo. Hal
allora trancia il tubo dell’ossigeno di Frank e lo uccide. Quando David
esce per recuperare il cadavere del compagno morto all’esterno
dell’astronave, il computer gli impedisce di rientrare. Allora David
distrugge la memoria del computer, che cerca invano di dissuaderlo, e
apprende che il vero scopo della missione è raggiungere Giove per
scoprire il mistero del monolito. Arrivato sul pianeta, David vi morirà
per rinascere a nuova vita.
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Trama
3
Un pianeta desolato, riarso dal sole, ori,
porpore, sanguinanti crepuscoli dell’alba dell’Umanità. Due tribù di
ominidi si disputano una fonte d’acqua. Una di esse, una notte, viene
visitata da uno strano monolito nero che si stabilisce di fronte alla
grotta. Superato lo smarrimento, il capo della tribù osa avvicinarsi al
monolito e toccarlo, imitato dagli altri. Successivamente, l’immagine
mentale del monolito fa scoprire al capotribù la possibilità di usare un
osso di ragguardevoli dimensioni come strumento e arma. A questo punto la
tribù, dopo aver ucciso il capo della parte avversa, si assicura il
controllo dello stagno.
2001: gli uomini hanno messo piede sulla Luna,
costruito basi spaziali. Il dottor Floyd, un alto funzionario
dell’amministrazione spaziale americana, si dirige verso la base di
Clavius dopo avere presieduto una conferenza organizzata in seguito alla
scoperta, sotto il suolo lunare, di un misterioso monolito nero che emette
segnali in direzione di Giove. Tutto ciò è estremamente riservato e, per
eludere la curiosità dei sovietici, si diffondono voci relative allo
scoppio di un’epidemia. Un’ispezione di Floyd e di altri scienziati
americani alla base del monolito conferma la natura “soprannaturale”
di esso e il suo rapporto con gli spazi interplanetari.
Due astronauti, Bowman e Poole, viaggiano a bordo
del “Discovery” alla volta di Giove, la
direzione indicata dal monolito. La nave spaziale è totalmente
programmata dalla terra e controllata dal supercalcolatore HAL 9000. Altri
tre astronauti scienziati, in stato di ibernazione, completano
l’equipaggio. Verranno risvegliati al momento dell’atterraggio su
Giove. HAL, in seguito a un guasto o a una segreta programmazione, elimina
Poole e i tre ibernati. Si appresta a fare lo stesso con Bowman, il quale
però riesce a disinnescare i collegamenti, a “uccidere” HAL
nonostante le sue suppliche. HAL ha appena il tempo di rivelare che
l’importanza della missione affidata al “Discovery” non può
sopportare nessun errore umano; di conseguenza, egli desiderava
semplicemente garantire il buon esito della missione. Dopo la
“lobotomia” praticata a HAL, un messaggio proveniente dalla terra
indica a Bowman lo scopo della missione: cercare di scoprire qualcosa
riguardo al monolito. In quel momento la nave spaziale entra nell’orbita
di Giove.
Bowman si dirige verso Giove a bordo di una
capsula mentre gli astri entrano in congiunzione, così come avevano fatto
sia davanti al capo degli ominidi, sia davanti a Floyd di fronte al
monolito. Bowman attraversa uno spazio-tempo enigmatico, magico, un tunnel
di luce e di astri che pare condurlo al centro del cosmo.
Di
colpo la capsula si ritrova in una sontuosa dimora arredata in stile Luigi
XV. Bowman cade a questo punto vittima di una serie di sdoppiamenti: si
vede invecchiare, poi morire di fronte al monolito che sorge
all’improvviso. Poi il corpo scarnificato del vecchio pare contrarsi e
trasformarsi in qualcosa di nuovo.
Lo spazio. La Terra. Un globo di luce opalescente va lentamente alla
deriva verso il pianeta-madre. All’interno del globo, il Fanciullo delle
Stelle, il Feto astrale, dagli occhi immensi e spalancati. Si riconosce il
volto di Bowman. (Pierre Giuliani)
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| La
trama tripartita dal punto di vista cronologico. |
a)
Inizio: preistoria. Ellissi temporale amplissima, unica nella storia
del cinema, tramite il montaggio per analogia: l'osso lanciato in aria
dall’ominide diventa astronave nel 2001.
b) Parte centrale: 2001: il viaggio, l'odissea nello spazio verso
Giove dell'astronave Discovery, con David Bowman e il computer Hal 9000.
Più che l’Ulisse omerico, il titolo del film richiama l’Ulisse
dantesco con la sua ansia di scoperta
(come suggerisce anche il nome dell’astronave “Discovery”) e la sua sete
di conoscenza che lo portano a perdersi oltre le frontiere
dell’ignoto.
c) Ritorno al passato: attraverso la porta delle stelle, viaggio
nello spazio e nel tempo, si ritorna al protagonista. In pochi secondi
David, che si ritrova nella stanza del Settecento (albori
dell'illuminismo, età della ragione, della dea Ragione?). invecchia e
giace morente nel suo letto bianco per lasciare posto al feto astrale. Il
bambino delle stelle, poi, ci riporta al tema all'eterno
presente, e alla kubrickiana esorcizzazione della paura della morte
(vedi al riguardo l'immagine finale di "Shining", ma anche la
struttura circolare di "Stranamore", ecc)
Ci sono
moltissime letture e ipotesi interpretative di questo
film che costituisce a suo modo un archetipo sia per il cinema di
fantascienza, sia per un cinema che può dirsi metafisico,
per la densità del pensiero filosofico sotteso.
I temi e le forme fondamentali sono quelli usuali
nel cinema di Kubrick intesi come categorie concettuali, ovvero categorie
del pensiero di Kubrick interpretative dell'esistenza umana (vedi a
proposito la scheda generale Il
cinema di Stanley Kubrick).
Il film è dominato da un opprimente senso
di solitudine generato dalla dimensione
infinita dello spazio con il suo horror vacui, ma anche dalla dimensione
claustrofobica dello spazio chiuso e concluso dell'astronave.
Il senso di solitudine si percepisce poi nella generale mancanza
di comunicazione omologa dell'incomunicabilità, la novecentesca
drammatica impossibilità di comunicare: quella
solipsistica del Titano Hal onnipresente e onniveggente opposta quella
dell'astronauta, novello Ulisside decadente, entrambi
"esploratori" della sconfitta.
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| Il
Titolo |
Il
titolo raccoglie due indicazioni fondamentali relative all'onomastica e alla
categoria spazio-temporale. Si tratta infatti di una odissea, ovvero il
viaggio
di un archetipico/mitico Ulisse/uomo
attraverso lo spazio e il tempo, così come il viaggio dell’Ulisse omerico e
dantesco rappresenta la mitica condizione dell'uomo desideroso di conoscenza (il
nome dell’astronave è “Discovery”).
Per ragioni logistiche ma soprattutto di merito, la nostra analisi privilegerà
solo alcune categorie
interpretative: esse sono
· la onomastica
· lo spazio e il tempo
· i simboli (il labirinto, il Minotauro, il monolito, l’occhio)
· la colonna sonora
· la esemplarità di una sequenza decisamente particolare
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· La onomastica
Il protagonista David Bowman nel nome richiama il
biblico eroe che,
grazie alla sua intelligenza, il logos, sconfisse il gigante Golia
rappresentante della forza bruta, il caos.
Ma David è anche un Ulisse che viaggia a bordo della "Discovery",
anche lui unico sopravvissuto dell'equipaggio (marinai greci e astronauti
americani), certamente omologhi nel desiderio di conoscenza.
HAL, il computer di bordo che da collaboratore si trasforma in
antagonista di tutti gli astronauti, è una sorta di ciclope monocolo, che
divora i compagni di Ulisse/David, ma viene sconfitto grazie all’astuzia
dell’uomo, che lo “acceca” rendendolo impotente.
Il suo nome è l’acronimo di Heuristic e Algorhythmic (due
procedimenti cognitivi di natura logico-matematica ovvero la somma della umana
conoscenza). Le tre lettere danno, se sostituite dalle tre successive
nell’alfabeto (come è stato osservato da più parti), la famosa sigla IBM.
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· Lo spazio e tempo
Il cronotopo, categoria spazio-temporale, è dichiarato già nel titolo
come segno distintivo del viaggio e dell'eterno, interminabile percorso di
conoscenza dell'uomo. In particolare, lo spazio è lo spazio infinito siderale
del cosmo, che sta ad indicare come l'infinita tensione conoscitiva dell'uomo/
Ulisse mai potrà essere soddisfatta e compiutamente definita. La categoria
temporale, al di là dell'indicazione precisa dell'anno 2001, abbraccia l'ideale
dilatarsi del tempo in un eterno presente, dalla nascita del cosmo e dall'alba
dell'uomo fino all'anno 2001 e oltre... e sta ad indicare nella sua ciclicità
che la tensione conoscitiva si esprime in un hic et nunc eterno - corridoio
delle stelle e rinascita.
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· I simboli
- Il labirinto: è una delle metafore qualificanti, tra le più
illuminanti del cinema di Kubrick, in quanto simbolo della contrapposizione tra
logos e caos (Vedi Shining; Fear and Desire, ecc). Nel labirinto, non solo
fisico ed esteriore, ma anche mentale ed interiore, ci si muove alla ricerca di
un percorso razionale, costruttivo, ancorché in uno spazio caotico,
irrazionale, che può essere fuorviante (follia) quello tipico dell'errore/errare (vedi anche Dante = la selva oscura, Petrarca = il dissidio interiore,
Ariosto = la selva di Angelica, il palazzo di Atlante, Eco = la biblioteca
dell'abbazia del "Nome della Rosa", Borges = la biblioteca/labirinto,
Calvino = il Castello dei destini incrociati, ecc).
- il Minotauro è un "monstrum" mitologico, un
archetipo mitico
della compresenza/ contaminazione/ simbiosi - ma anche dell'elemento mutante -
di una identità sfuggente, metamorfica dell'elemento animale /umano e
umano/divino, la macchina umanizzata / pensante o intelligenza artificiale.
Nel film questo simbolo si coglie sia in Hal che nel Monolito. Hal è il
Minotauro = computer, mentre il Monolito è il minotauro che può rappresentare
la compresenza/contaminazione dell'elemento naturale/materia con l'elemento
spirituale/pensiero, in quanto pietra plasmata in forma matematico-geometrica,
cioè il parallelepipedo. Ma il Monolito è un simbolo polisemico esso stesso da
codificare.
- il monolito, simbolo polisemico di grande pregnanza,
è immagine
insieme dell’intelligenza umana e divina, terrestre e aliena, del Logos
immanente e trascendente. Ma è anche simbolo di un proiettore che irradia luce
e come tale del cinema che crea vita e conoscenza attraverso l'arte/fantasia nel
problematico rapporto tra apparenza e realtà.
- l'occhio è di Hal ma anche di David Bowman, nonché di Dio, del
ciclope Polifemo e del gigante Golia (contrapposti a Ulisse e a David). L'occhio
di Hal è inscritto nella forma rettangolare del parallelepipedo e richiama
contemporaneamente anche l’occhio di Dio. Il ciclope è sconfitto da Ulisse,
l’uomo intelligente, così come Hal è sconfitto da David. L’occhio
onnipresente che tutto vede è quello del Dio della religione ebraica, a cui
appartiene Kubrick.
L'occhio è anche metafora del cinema, sulla conoscenza, verità e arte filtrate
attraverso il cinema kubrickiano come “effetto di reale”, che ci fa vedere
come vero ciò che vero non è.
Ma l'occhio è anche il cerchio che si ritrova nella struttura circolare del
film, che, partendo dalle origini dell’uomo, continua con la sua evoluzione
fino alla morte, per ritornare allo stato embrionale e, infine, ad una
condizione fuori dal tempo.
- l'occhio e il monolito insieme rimandano al contrasto luce/oscurità
allusivo, oltre che alla luce della conoscenza che filtra attraverso le tenebre
dell’ignoranza (cfr. Lucrezio e il materialismo epicureo) anche alla sostanza
fisica del cinema (proiezione delle immagini luminose nella sala buia), cioè
alle sue potenzialità di far emergere dal buio interi mondi di luce; l’occhio
e il monolito così diventano forme di un cinema che riflette su se stesso, cioè
metacinema.
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· La colonna sonora
“Così parlò Zaratustra”: la scelta musicale del regista vuole enfatizzare
la sua valutazione della superiorità dell’uomo David-Ulisse-uomo del
futuro-Zaratustra (divinità persiana) sulla macchina, sull’intelligenza
artificiale, sulla tecnologia che, pur creata dall’uomo, può sostituirsi a
lui (Zaratustra e Kubrick come celebratori dell’umanesimo integrale: Uomo =
Dio).
Il valzer di Strass di apertura suggerisce che l’uomo, libero dalle scorie
della ferinità, danza fra le stelle; esso sottolinea un momento positivo della
conoscenza, dell’esperienza, del viaggio, anche se durante questo percorso di
conoscenza l’uomo deve affrontare i pericoli e le sfide dell’ignoto.
Nel film la parola è uno strumento del pensiero molto poco utilizzato, al
contrario della musica che è molto più importante. Infatti attraverso di essa
lo spettatore è immerso nell’atmosfera sospesa creata dal regista. Prevalgono
silenzi e rumori sommessi (il respiro di David e la voce pacata di Hal). I
dialoghi sono ridotti al minimo (45 minuti su 140 minuti di film) e sono per lo
più costituiti da frasi banali (telefonate, saluti, informazioni tecniche). I
dialoghi più interessanti sono quelli a cui partecipa Hal.
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· La sequenza esemplare
La sequenza su cui vale la pena di soffermarsi è la cosiddetta “sequenza
del corridoio delle stelle”, (il viaggio nel tempo), esemplare sia dal
punto di vista tecnico che per il suo valore simbolico. E’ centrata sulla
forza dell’occhio che rimane colpito dalla fantasmagoria dei segni e dei
colori come di fronte a fuochi d’artificio e produce una reazione ambivalente,
apparendo da un lato eccessivamente lunga, quasi ipnotica, ma nel contempo
attraendo e fagocitando lo spettatore nel vortice delle immagini. Questa
sequenza (analogamente a quella in cui si spengono le luci e compare il monolito
che irradia luce come un proiettore) può diventare una metafora del cinema che
riflette su se stesso e sulla sua capacità di attrarre, di coinvolgere non solo
a livello razionale, ma anche e soprattutto a livello emotivo, “penetrando
l’inconscio con il suo contenuto emozionale e filosofico”.
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“2001: Odissea nello spazio” è pertanto anche un’opera di metacinema,
il luogo del metacinema secondo il pensiero di Kubrick, per il quale il film è
fondamentalmente una narrazione attraverso le categorie spazio e tempo, una
narrazione condotta fondamentalmente attraverso le immagini e la colonna sonora.
Come dice lo stesso Kubrick: "2001 è un'esperienza non verbale.
Su 2 ore e 19 minuti di film, non ci sono neppure 40 minuti di dialoghi. Ho
cercato di creare un'esperienza visiva che aggira la comprensione e le sue
costruzioni verbali per penetrare direttamente l'inconscio con il suo contenuto
emozionale e filosofico…. Ho voluto che il film fosse un'esperienza
intensamente soggettiva che colpisce lo spettatore a un livello profondo della
coscienza, proprio come la musica… Se 2001: Odissea nello spazio avrà
scosso le vostre emozioni, il vostro subconscio e acceso il vostro desiderio di
miti, allora avrà avuto successo”.
(Da interviste diverse).
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CREDITS |
da http://www.archiviokubrick.it
Distribuzione
M-G-M
Origine Gran Bretagna 1968
Durata 140' (161' all'anteprima) - colore - FANTASCIENZA
Locations
Monument Valley, Utah, USA
Directed
by Stanley Kubrick
Writing
credits (in credits order)
Arthur C. Clarke (story The Sentinel)
Stanley Kubrick & Arthur C. Clarke
Cast (in
credits order)
Keir Dullea .... Dr. David "Dave" Bowman
Gary Lockwood .... Dr. Frank Poole
William Sylvester .... Dr. Heywood R. Floyd
Daniel Richter .... Moonwatcher
Leonard Rossiter .... Smyslov
Margaret Tyzack .... Elena
Robert Beatty .... Dr. Halvorsen
Sean Sullivan .... Michaels
Douglas Rain .... HAL 9000 (voice)
Frank Miller .... Mission Controller Bill Weston
Ed Bishop .... Lunar shuttle captain
Glenn Beck
Alan Gifford .... Poole's Father
Ann Gillis
Edwina Carroll .... Stewardess
Penny Brahms .... Stewardess
Heather Downham
Mike Lovell
John Ashley
Jimmy Bell
David Charkham
Simon Davis
Jonathan Daw
Péter Delmár
Terry Duggan
David Fleetwood
Danny Grover
Brian Hawley
David Hines
Tony Jackson
John Jordan
Scott MacKee
Laurence Marchant
Darryl Paes
Joe Refalo
Andy Wallace
Bob Wilyman
Richard Wood
Rest of
cast listed alphabetically
John Clifford .... 2nd Technician TMA-1 Site (uncredited)
Vivian Kubrick .... Squirt (uncredited)
John Swindells .... 1st Technician TMA-1 Site (uncredited)
Burnell Tucker .... Photographer TMA-1 Site (uncredited)
Produced
by
Stanley Kubrick
Music by
Aram Khachaturyan (from "Ballet Suite Gayaneh")
György Ligeti (from "Atmospheres", "Lux Aeterna", "Adventures"
and "Requiem")
Richard Strauss (from "Also sprach Zarathustra")
Johann Strauß (from "Blue Danube Waltz")
Cinematography
by
John Alcott (additional photography)
Geoffrey Unsworth
Film
Editing by
Ray Lovejoy
Production
Design by
Ernest Archer
Harry Lange
Anthony Masters
Art
Direction
John Hoesli
Costume
Design by
Hardy Amies
Makeup
Department
Colin Arthur .... special effects makeup artist (uncredited) (ape masks)
Stuart Freeborn .... makeup artist
Second
Unit Director or Assistant Director
Derek Cracknell .... first assistant director
Richard Jenkins .... second assistant director (uncredited)
Sound
Department
H.L. Bird .... sound mixer
Winston Ryder .... sound editor
A.W. Watkins .... sound supervisor
Special
Effects
Jimmy Harris .... special effects
Fred Heather .... special effects
Tom Howard .... special photographic effects supervisor
Garth Inns .... special effects
Curly Nelhams .... special effects
Jimmy Ward .... special effects
Visual
Effects Con Pederson .... special visual effects supervisor
Other
crew
Colin Cantwell .... special photographic effects unit
David De Wilde .... assistant editor
Stanley Kubrick .... special photographic effects designer and director
Bryan Loftus .... special photographic effects unit
Bruce Logan .... special photographic effects unit
John Jack Malick .... special photographic effects unit
Frederick Martin .... special photographic effects unit
Marvin Minsky .... technical consultant (uncredited)
Frederick I. Ordway III .... technical advisor
David Osborne .... special photographic effects unit
Con Pederson .... special photographic effects supervisor
Kelvin Pike .... camera operator
J.B. Smith .... chief dubbing mixer
Douglas Trumbull .... special photographic effects supervisor
Wally Veevers .... special photographic effects supervisor
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