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  Amore e guerra | Ombre e nebbia


WOODY ALLEN

ZELIG

1983

 


a cura di G. Dipersia e G. Campari


Aspetto psicoanalitico | Tecnica | Note critiche | Sinossi


"Zelig", l'uomo camaleonte, è vicino a certi temi costanti dell'universo alleniano:

  1. l'uomo affetto dai problemi del successo e da una vera e propria malattia, l'inettitudine, omologo dell'intellettuale e/o personaggio del romanzo del primo Novecento ( cfr. Kafka, Svevo, Pirandello, Joyce, etc), caratterizzato da frantumazione dell'io, dissoluzione della coscienza, mancanza di identità, depersonalizzazione;

  2. la diversità e la solitudine che ne conseguono;

  3. lo sfruttamento del personaggio a fini commerciali attraverso i mass-media;

  4. la critica dei mass-media come macchina per produrre il consenso e il dissenso delle masse: vedi Quarto Potere (Citizen Kane) di Orson Welles e la filmografia di Allen, Prendi i soldi e scappa, Il dittatore dello stato libero di Bananas, Manhattan etc.

Zelig e la sua malattia sono alla mercè di chi ne sfrutta la popolarità: egli subisce il giudizio di un'intera nazione sul suo camaleontismo politico. In ciò si riscontra anche un chiaro riferimento alla psicanalisi.

Questi elementi evidenziano il filo conduttore del film:

  • Zelig è il prototipo dell'uomo-massa che si adatta ai valori e al costume dominante, sforzandosi in tutti i modi di apparire uguale agli altri.
    Zelig, ebreo e quindi diverso per antonomasia, insegue il miraggio di una "normalità" coincidente con l'omologazione assoluta di tutti i valori e con l'annullamento dell'individuo. 

Paradossalmente, egli, vittima della storia in quanto ebreo, pur di sentirsi accettato, non esita ad identificarsi con i suoi persecutori nazisti. Questo processo riflette una peculiarità dell'umorismo ebraico, la cui tendenza, come aveva notato Freud, è di esibire masochisticamente i caratteri negativi del "gruppo" per convertire la supposta aggressività altrui in un atteggiamento di benevola simpatia umana.


ASPETTO PSICOANALITICO

Cfr. Jean Piaget (psicologo svizzero 1896-1980): adattamento come equilibrio dinamico fra assimilazione e accomodamento. La vita mentale (interazione sempre più efficace tra uomo e ambiente) si sviluppa per l'azione complementare di due processi:

  1. l'assimilazione, cioè l'incorporazione di certi dati provenienti dal mondo esterno entro gli schemi posseduti;

  2. l'accomodamento, cioè momento della parziale modificazione degli schemi in risposta agli aspetti nuovi della realtà.

L'assenza dell'uno o dell'altro dei due momenti rende inutile la conoscenza e squilibrato il giudizio. 
Estremizzando la bipolarità del meccanismo, si può pensare a dei tipi umani caratterizzati dal netto prevalere dell'uno o dell'altro processo: 

  1. il soggetto centrato sul momento dell'assimilazione è colui che "si spezza ma non si piega", difende le sue idee contro tutto e tutti, ignora le sfumature e pretende di costringere la realtà entro le sue categorie mentali;

  2. il soggetto centrato sull'accomodamento è un trasformista che muta opinioni e atteggiamenti in accordo con le situazioni e gli ambienti in cui si trova. E' plasmabile dalle circostanze perché non ha nulla di solido su cui far perno. 

Con un passo avanti, si può immaginare che questo ipotetico secondo tipo diventi l'uomo-camaleonte.
Allen è stato geniale nell'aver fatto uscire di metafora il "cambiar pelle" di tale tipo, rendendo iperboliche ed automatiche le sue trasformazioni di personalità.


TECNICA

I pregi figurativi di Zelig vanno ben oltre il serio lavoro di ricerca, da cineteca, con la visione di spezzoni di pellicola d'epoca. Tecnicamente il film è ineccepibile, "80 minuti di perfezionismo". Allen si è servito di reperti di cineteca per girare, nello stesso modo, le scene reali del film, giungendo a un tale livello di falsificazione che è difficile credere che si tratti di una messa in scena. In particolare grazie all'invecchiamento della pellicola, che doveva risultare identica a quella dei cinegiornali d'epoca."Per ottenere un maggior effetto di verosimiglianza con le immagini dei veri cinegiornali, si è ricorsi a piccoli ma efficaci espedienti: si sono riprodotte le tipiche abrasioni laterali dei fotogrammi, dovute generalmente a problemi di umidità e, con l'impiego di macchine da presa a manovella, si è provocato lo scorrimento a scatti" (Woody Allen). Da menzionare il direttore della fotografia, Gordon Willis. Le fotografie truccate e il parere "scientifico" di qualche divertito istrione della cultura americana del nostro tempo (Saul Bellow, Susan Sontag, Bruno Bettelheim sono i più famosi) completano l'effetto di verosimiglianza, il quale risulta peraltro costantemente contraddetto dal registro verbale, che è surreale, inverosimile ed eccessivo, alla maniera di Allen.
Da menzionare anche la colonna sonora musicale opera di Dick Hyman, arrangiatore di musiche d'epoca e compositore di canzoni nuove che sembrano vecchie, con un'eleganza e una grazia che non cadono mai nel kitsch. 
La voce fuori campo dello speaker /commentatore delle immagini è comunque dominante nel film.
Volendo prendere in considerazione la corrispondenza contenuto/forma, si può riconoscere a "Zelig" una coerenza perfetta: storia di un imbroglione suo malgrado che imita fino a metamorfizzarsi, il film è esso stesso un gigantesco mosaico truccato, che imita e falsifica in modo perfetto il mondo degli anni Venti in cui è ambientata la vicenda.


NOTE CRITICHE

In tre parole del suo autore, sono racchiusi tutti gli elementi che danno respiro e tenerezza a questo piccolo grande film: fantasia, tecnica, amore.
Per un film piuttosto breve (72 minuti effettivi), ci sono voluti due anni e mezzo di lavorazione e un dispiego di effetti ottici (discreti, impercettibili e proprio per questo ancor più pregevoli) degni di una superproduzione; sono inoltre stati necessari un lunghissimo cast di tecnici e attori e un elenco di canzoni in colonna sonora da far invidia a un musical. Il risultato giustifica lo sforzo e la dedizione: "Zelig" non è soltanto un soggetto che rimane acutamente attuale col trascorrere del tempo, ma anche la dimostrazione delle variegate potenzialità espressive di disparati materiali cinematografici ed è esemplare della grande scioltezza di Allen nell'organizzazione di questi materiali. Non avrebbe potuto essere pensato e diretto da un regista alle prime armi, non solo per l'indispensabile maturità nella sistematizzazione degli effetti stilistici, ma soprattutto per il coraggio che ci vuole nel dirigere un film che sembra un banale documentario.
Dal punto di vista del linguaggio filmico, il testo si struttura come fiction e documento attraverso il montaggio, le inquadrature, la fotografia e un generico taglio televisivo evidente soprattutto nel montaggio delle interviste.

Fin dai primi minuti, Zelig richiama alla memoria il film di Orson Welles Quarto Potere (Citizen Kane, 1941): l'indagine, le tracce, la ricostruzione del personaggio, l'effetto mosaico, insomma, ricordano un piccolo "cittadino Kane" o un Kane dei poveri. Verso la metà del film, Allen ci palesa il suo modello riproponendoci Leonard Zelig ed Eudora Fletcher montati nei filmini delle celebrità del castello di Randolph Hearst (autentici). Ma anche prima, l'aria che si respirava era wellesiana, a metà strada tra Citizen Kane, quanto a percorso cinematografico, e Mister Arkadin (Rapporto confidenziale, 1955) quanto a trasformismo dichiarato del personaggio. Sembra un po' una contraddizione in termini: gli imponenti superuomini-mostri di Welles e le nevrosi di inferiorità del piccolo Allen. Ma la maturità e la progressiva acquisizione di sicurezza di Allen gli consentono di accostarsi a Welles, anima nera di tutti i registi americani che si propongono come autori di genio. Questo film, che è anche un omaggio a Orson Welles, esprime comunque un'indiscutibile originalità alleniana in quanto

  • Zelig è un perdente perché non sa dominare e utilizzare a suo favore le proprie eccezionali potenzialità;

  • nel film sono compendiati due aspetti diversi della parola trasformismo: un'accezione morale negativa e un'accezione professionale-artistica decisamente positiva. La società, che obbliga all'omologazione e che condiziona coi suoi parametri di "normalità", da una parte, e la predisposizione alla genialità/diversità, dall'altra, generano, in un personaggio sensibile e non comune, la nevrosi (elemento per Allen autobiografico).


SINOSSI DEL FILM

La vicenda si svolge in America negli anni Venti e vede salire rapidamente a grande fama uno strano tipo, Leonard Zelig, che ha la straordinaria facoltà di mutare continuamente la propria identità fisica e psicologica "copiandola" da quella delle persone con cui viene a contatto, siano queste delle celebrità oppure degli uomini qualunque.
Così, ad esempio, Zelig diventa un nero se si trova a far parte di una banda di jazz, un orientale dagli occhi a mandorla in mezzo ai cinesi, un colosso da 120 chili vicino ad un obeso, come può assumere le fattezze dei popolarissimi Babe Ruth o Lou Gehrig nel momento in cui mette piede su un campo da baseball. Dell'eccezionale caso di trasformismo si occupano anche gli psichiatri, ma ogni tentativo di decifrarne le cause e i meccanismi urta contro il fatto che, in compagnia degli strizzacervelli, Zelig diventa a sua volta uno psichiatra, dimostrandosi ferratissimo in materia. Mentre la scienza finisce in un vicolo cieco davanti a questo caso, la popolarità di Zelig sale alle stelle: celebrità del mondo della politica, degli affari, dell'arte e dello spettacolo si mostrano ben volentieri in sua compagnia. Lo vediamo, tra l'altro, insieme ai più famoso registi e attori di Hollywood, ospite nel castello del potente Randolph Hearst, magnate dell'editoria.
Fra gli psichiatri che studiano il suo caso, però, c'è anche una giovane dottoressa, Eudora Fletcher, che ha per lui un interesse non solo scientifico e l'amore che nasce fra i due inceppa le capacità trasformistiche di Zelig, facendo venire a galla frammenti del suo vero passato, ivi comprese tre mogli, ignare una dell'altra. Scandalizzata dall'immoralità di Zelig, l'opinione pubblica lo mette al bando con la stessa rapidità con cui ne aveva fatto il proprio beniamino. 
Zelig scompare dalla scena americana in modo misterioso, solo per ricomparire in altre parti del mondo, nell'entourage di Hitler, ad esempio, o sulla loggia di San Pietro al momento della proclamazione di papa Pio XI: è un personaggio che non si può tanto facilmente cancellare dalla storia del nostro tempo.


http://www.filmup.com/personaggi/woodyallen/


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